sabato 25 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Uruguay: un presidente da cui imparare qualcosa...


Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? 
Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179 

Uruguay: un presidente da cui imparare qualcosa...



VIVE CON 800 EURO AL MESE NON HA LA SCORTA NE UN CONTO IN BANCA E PER IL FISCO E' UN NULLATENENTE

José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell'Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno» Non possiede un conto in banca, né tantomeno ha una carta di credito nel suo portafoglio. Vive con poco più che 20mila pesos al mese (800 euro) e non ha bisogno di una scorta, benché José Alberto "Pepe" Mujica Cordano, classe 1934, ricopra da due anni l'alta carica di presidente della Repubblica dell'Uruguay. Non è un alieno o un ricco ed eccentrico miliardario prestato alla politica. E non è nemmeno un esibizionista, Mujica, che poco reclamizza la sua austera condotta. È soltanto un esempio di buona politica che viene dal Sudamerica. Ogni mese dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto quegli 800 euro che in Uruguay equivalgono allo stipendio di un impiegato bancario. Il resto, il 90% dei suoi emolumenti, è devoluto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere dell'Uruguay attraverso la costruzione di abitazioni con acqua e luce. Anche per questo e non solo per i suoi trascorsi, Pepe, come ama farsi chiamare dai premier stranieri in visita fino al fattorino, è amato e rispettato tanto quanto il nostro ex presidente Sandro Pertini con cui condivide il fatto di essere stato arrestato e imprigionato.
Ex guerrigliero ai tempi della dittatura di Jorge Pacheco Areco, Mujica fu leader della corrente di liberazione Tupamaros, organizzazione radicale marxista ispirata alla Revolución cubana. Nel marzo del 2010 ha stravinto le presidenziali con il Movimento de participación popular (Mpp). Fu un evento storico culminato con due settimane di festeggiamenti nella capitale di Montevideo. È descritto come un uomo per bene, la cui sete di vendetta non ha mai guidato le sue scelte politiche, nemmeno contro i suoi aguzzini che lo tennero in prigione per 15 anni nel terribile carcere di Punta Carretas, la Alcatraz del Cono Sur. Per il Fisco uruguaiano, Pepe Mujica è un nullatenente, il cui unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca di colore celeste (il nostro Maggiolino). Abita a Rincón del Cerro, nella periferia di Montevideo, in una fattoria tra cavalli, mucche e galline, proprietà della moglie, la senatrice Lucía Topolansky. E quando gli chiedono il motivo di tanta austerità e di questo stipendio da fame, lui non esita a rispondere: «Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno». Fin dalla sua elezione Pepe Mujica ha chiesto di non avere una scorta e come un'auto presidenziale ha chiesto un'utilitaria, una Chevrolet Corsa che usa solo durante gli incontri ufficiali. La sua unica scorta è Manuela, una bastardina che lo segue ovunque anche tra i marmi del Palacio Legislativo. I suoi aficionados, ancora lo ricordano da giovane: quando, dopo la caduta della dittatura militare, correva verso il parlamento sulla sua Vespa. E da titolare della più alta carica dello Stato, lo stile di vita di Pepe Mujica non è poi tanto cambiato. Ha una zazzera abbondante, grigia e spesso scompigliata, non indossa mai la cravatta e nelle foto ufficiali ha l'aria, più che di un presidente, di uno che si trova lì per caso accanto ad altri capi di Stato. Anche la sua pensione di senatore, da anni, la dona interamente in beneficenza. Niente sprechi, niente protocolli. Auto blu e parlamentari baby-pensionati «¡No pasarán!» mai in Uruguay, il secondo stato più piccolo del Sudamerica che si è ritagliato un ruolo importante in politica ed economia. Oltre alla generosità, Pepe è anche ricordato per essere "il Presidente della porta accanto". Si ferma sempre a parlare con i cittadini, saluta il salumiere e l'ortolano del suo quartiere, abbraccia i piccoli giocatori della squadra di calcio Huracán, che va a vedere ogni domenica. E la gente lo ama. Adora il suo modo di governare e lo segue anche in Spagna, unico Paese europeo che ha visitato dopo la sua elezione. Mercoledì, il presidente Pepe ha persino aperto le porte della sua residenza ufficiale ai senza tetto: ha disposto che una vasta area del Palacio Suarez y Reyes ospiti chi non ha niente. È questa l'idea di politica che ha Pepe.


Fonte: Il fattaccio

Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
www.lamiaeconomia.com

--
Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/25/2012 09:00:00 m.



venerdì 24 agosto 2012

[Lamiaeconomia] L'Italia salvata dall'economia sommersa???


Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? 
Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179 


L'Italia salvata dall'economia sommersa???




"L'economia informale ha piuttosto diminuito gli effetti della crisi". È questo il fondamentale concetto che esce da una controversa analisi sul "paradosso dell'economia italiana" (questo il titolo del report) fatta dalla Stratfor, organizzazione con base ad Austin, Texas, specializzata in studi geopolitici.
Secondo lo studio della Stratfor l'Italia non si troverebbe nelle stesse condizioni, sociali ed economiche, di altri paesi della periferia dell'eurozona, come Grecia, Spagna e Portogallo, grazie ad alcune sue peculiarità come la struttura familiare, quella che viene chiamata "l'interazione tra le decisioni economiche motivate politicamente" del governo centrale e di quelli regionali ed infine la grande espansione dell'economia sommersa.

Quest'ultima ha un volume equivalente a circa un quinto del pil italiano. Le cifre, però, non sono precisissime a causa delle difficoltà intrinseche nel calcolo del sommerso. Secondo l'Istat, l'istituto nazionale di statistica, nel 2008 l'economia sommersa variava tra il 16,3% e il 17,5% del pil (ovvero tra un minimo di 255 ad un massimo di 275 miliardi di euro). Secondo la Banca d'Italia, invece, nel 2008 l'economia informale valeva il 18,5% di quella reale.
"L'economia irregolare" spiega il report della Stratfor "è una seria sfida per Roma perché limita la capacità del governo di ridurre il deficit e migliorare la propria situazione finanziaria. Allo stesso tempo, però, le attività irregolari stanno aiutando una parte della popolazione a mitigare gli effetti della recessione e pertanto stanno allontanando la diffusione del malcontento sociale che è emerso in altri paesi della periferia europea".
L'economia sommersa combinata alla struttura familiare tipicamente italiana avrebbe, secondo la Stratfor, smussato gli effetti maggiormente nefasti della crisi. Questo, però, pone il governo centrale di fronte ad un importante bivio, che potremmo definire etico, e ad alcuni gravi rischi, come dimostra il caso Sicilia.
"Roma ha bisogno di aumentare le entrate fiscali per ridurre il proprio deficit. Per questo motivo il governo centrale ha intensificato la lotta contro l'evasione" si legge nel dossier "allo stesso tempo, Roma sa che la piccola evasione agisce come valvola di sicurezza nei confronti della crisi, così che è disposta a tollerare alcuni gradi di irregolarità". In altre parole, spiega il dossier, in Italia come nel resto del mondo l'economia non può essere mai separata dalla politica.
Il report conclude la sua analisi con una riflessione ottimista ma allo stesso tempo grottesca, come troppo spesso accade quando si parla di Italia. "Se combiniamo attività regolari, irregolari ed anche criminali, l'Italia è un paese più ricco di quanto non appaia". Sarà una buona notizia?

Fonte: International business times


Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
www.lamiaeconomia.com

--
Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/24/2012 09:00:00 m.


giovedì 23 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Amici del Gold


Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179 


Amici del Gold


Il Gold eccolo a fine rimbalzo,preciso come un orologio,siamo arrivati nell'area prevista.Quindi a breve dobbiamo aspettarci un ritrno verso la sua base sempre più vicina a 1550 e se stavolta la romperà.....
Fate amolta attenzione amici del Gold che nel nel prossimo trimestre non può che determinare brutte notizie a mio avviso.
Buon trading samurai


  Dott Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com
 www.lamiaeconomia.com


--
Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/23/2012 10:02:00 m.



[Lamiaeconomia] Crescita o decrescita: questo è il problema!


Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? 
Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179 

Crescita o decrescita: questo è il problema!


Molti governi europei oggi cercano ricette per stimolare la crescita: ma è davvero necessario tornare a crescere? Secondo alcuni no.

Le teorie anti-crescita, che affondano le loro radici nei movimenti anti-industriali dell'Ottocento e che sono state riportate in auge dall'economista francese Serge Latouche, stanno ispirando molte persone ad invocare una sana decrescita. I sostenitori di queste tesi affermano che ripensando il nostro sistema dei consumi sia possibile vivere felici senza che aumenti il Pil.

Quello che dovremmo fare è separare i bisogni essenziali da quelli che non lo sono e i beni prodotti per soddisfare bisogni reali da quelli fatti solo per generare profitto, ovvero i «commerci». Se le persone, per esempio, anziché produrre beni inutili volti al commercio e al profitto fine a se stesso, producessero semplicemente quello che serve loro per sostentarsi, sarebbero meno dipendenti dai cicli economici, dai debiti e dall'ansia di accumulare ricchezza. E i Paesi starebbero in piedi senza bisogno di far crescere il Pil a tutti i costi.

Questa prospettiva è molto affascinante e per certi versi romantica, se non fosse che la distinzione tra beni volti alla soddisfazione di bisogni cosiddetti essenziali e beni commerciali non è così netta come si possa pensare (senza contare l'inquietante scenario in cui qualcuno decide cosa è essenziale per la gente e cosa non lo è). A meno di ridurre i beni essenziali al mero consumo alimentare, molti bisogni fondamentali non si soddisfano solo con l'autosussistenza. Se per beni essenziali si considerano infatti anche l'istruzione, le scuole e la sanità pubblica, i vaccini e le medicine, i trasporti e così via, allora tutto cambia.

Perché tutti questi beni e servizi non si mantengono con l'economia di sussistenza, soprattutto in Paesi, come l'Italia, che non hanno materie prime da esportare. Si costruiscono invece con i proventi delle attività commerciali e industriali e le relative entrate fiscali; risorse che consentono, appunto, di finanziare servizi pubblici e di supportare ricerca scientifica, innovazione e progresso. Deve essere chiaro, quindi, che decrescere non significa solo diminuire le ricchezze individuali e fare a meno di qualche accessorio come il cellulare o l'iPad, ma significa allo stesso tempo diminuire le risorse che lo Stato ha a disposizione per tutte le azioni di redistribuzione, assistenza e investimento per il futuro.

E' chiaro: la decrescita non danneggia tutti nello stesso modo e quindi non spaventa tutti nello stesso modo. La scarsa crescita non è mai stata un gran danno per l'aristocrazia terriera o quelle classi che possono contare su rendite fisse e sostituire i servizi pubblici con servizi privati, ma è un disastro per gli operai, i commercianti e la classe media, che più delle altre hanno bisogno di servizi pubblici. Certo: possiamo dire a tutte queste persone che tornino a coltivare la terra e a badare da soli ai propri figli, insegnandogli a leggere a casa e curando le loro malattie con le erbe del giardino. In fondo era così fino a non molto tempo fa, prima dell'industrializzazione e delle rivoluzioni tecnologiche dell'ultimo secolo e mezzo. Ma erano altri tempi, difficilmente invidiabili: tempi in cui davvero c'era poco altro a cui ambire al di là della sussistenza, in cui il bisogno di crescere, studiare e viaggiare era privilegio di pochi, e in cui i progressi della medicina e della scienza erano scarsi e lenti.

Basta pensare che l'aspettativa di vita è rimasta quasi invariata dai tempi dei Romani fino agli inizi del Novecento. E' stato con l'aumento dei commerci, dei grandi progressi economici, industriali e scientifici dell'ultimo secolo, che si è più che raddoppiata. Anche la storia recente ci offre numerosi esempi del ruolo della crescita. E' stato grazie all'apertura e alla crescita economica che la Cina ha potuto, nei soli vent'anni tra il 1981 e il 2001, dimezzare la povertà nel Paese. E' stato con la crescita economica che il Brasile si è potuto permettere programmi sociali che hanno strappato all'emarginazione milioni di famiglie. E persino nel miracolo cubano degli Anni Sessanta l'alfabetizzazione e le infrastrutture sanitarie furono sostenute da alti tassi di crescita. Una crescita fittizia, pompata dagli aiuti della Russia, e che infatti crollò miseramente alla fine degli Anni Ottanta. Tra il 1989 e il 1993 il Pil subì una contrazione del 35%. Ma la decrescita non fu affatto felice. La crisi di fame e povertà che colpì la popolazione cubana fu atroce. Solo con l'apertura al turismo, ai capitali esteri e ad alcune forme di commercio e di piccole iniziative imprenditoriali (e con una forte repressione del dissenso che nel frattempo andava aumentando), Cuba è riuscita a resistere finché non è arrivata la cooperazione con il Venezuela di Chavez e poi con la Cina.

Perché pure i Paesi d'ispirazione socialista, forse anche più degli altri, si sono accorti dell'importanza della crescita economica. Come disse Deng Xiaoping: «La povertà non è socialismo». Quello su cui molti Paesi dovrebbero riflettere oggi, e la vera sfida che hanno davanti, non è tanto come eliminare o ridurre la crescita, ma su quali basi costruirla e con quali criteri utilizzarla e ridistribuirla. Perché non tutte le crescite sono egualmente sostenibili nel tempo, e non tutte sono gestite e distribuite nello stesso modo. Questo è il vero nodo attorno al quale si gioca il nostro futuro. 


Fonte: La Stampa
  

Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
www.lamiaeconomia.com

--
Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/23/2012 09:00:00 m.



mercoledì 22 agosto 2012

[Lamiaeconomia] California: la fuga di Warren


Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? 
Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179 

California: la fuga di Warren



Warren Buffett scappa dai bond municipali, scatenando il panico tra gli investitori.
Berkshire Hathaway, la holding guidata dall'imprenditore miliardario, ha chiuso Cds (contratti di assicurazione sul debito) per 8,25 miliardi sui "muni bond", i titoli emessi da città e Stati americani.
La notizia, lanciata dal Wall Street Journal tramite la documentazione presentata dall'azienda in agosto, ha suscitato timori tra gli investitori sul rischio collegato al debito di città, Stati e altre entità pubbliche. La fuga dai muni bond, in realtà, era prevedibile per i più attenti. Nelle ultime settimane, infatti, tre città californiane, a cominciare da Stockton, hanno portato i libri in tribunale perché soffocate dai debiti.
Questo non è bastato a dissuadere la maggior parte degli investitori, che ha continuato a puntare sui bond municipali perché tentati dai rendimenti leggermente più alti rispetto ai titoli del Tesoro americano. Ma ora è arrivata la bandiera rossa di Buffett che, secondo gli analisti, rischia di scatenare una reazione a catena.
Buffett, come ricorda il quotidiano finanziario, aveva cominciato a investire in modo significativo sui muni bond cinque anni fa, ovvero prima che la crisi finanziaria mettesse in ginocchio vari stati e città degli Stati Uniti. Inoltre, secondo indiscrezioni, Berkshire aveva acquistato i Cds da Lehman Brothers nel 2007, un anno prima che la banca d'affari dichiarasse il fallimento.

Fonte: America 24


Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
www.lamiaeconomia.com

--
Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/22/2012 10:18:00 m.


martedì 21 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Italia: la corsa al Monte... dei Pegni!


Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? 
Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179 

Italia: la corsa al Monte... dei Pegni!


I tempi sono ormai così duri che Valerio Novelli, un controllore sugli autobus di Roma, sta progettando di vendere i suoi vecchi denti d'oro.


"Non riesco ad arrivare alla fine del mese senza debiti", ha detto Novelli, 56 anni, che deve sostenere un'ex-moglie e la figlia. "So che non sarà molto, ma ho bisogno di soldi."
In un paese che soffre della crisi economica, l'acquisto di oro da persone disperate è diventata una delle poche industrie che registrano un boom.
I centri città si stanno trasformando in quanto i negozi tradizionali si ritirano dagli affari e le loro insegne sono sostituite da altre dove campeggia la scritta "Compro Oro".
Il gruppo di esperti dell'Eurispes stima che il numero di negozi "Compro Oro" è quadruplicato negli ultimi due anni. La crescita del settore è "un ottimo indicatore del livello di disagio nel Paese", ha dichiarato Gian Maria Fara, il presidente del gruppo di esperti.
"Il business va molto bene, si può veramente percepire la crisi", ha detto la trentenne Alexia Messi, che lavora nel cambio Oro in Via Medaglie D'Oro a nord di Roma. Ha aperto la sua prima filiale cinque anni fa e ora ha sette punti vendita a Roma.
"Le persone non sono mai felici di vendere, ma ora sono disponibili a vendere qualsiasi cosa - oro, argento, roba vecchia, roba nuova. Direi che abbiamo il ​​doppio dei clienti in una giornata rispetto a quelli di un anno fa.".

Nel frattempo, il bilancio della crisi si fa sentire dai rivenditori tradizionali. Nel centro di Roma, Massimo Della Rocca, 57 anni, che ha tirato su il negozio di abbigliamento da uomo EDEL, ereditato dal nonno 30 anni fa, ha in programma di vendere.
"Le cose sono andata peggiorando per anni, ma ora sta diventando impossibile. Le vendite questa estate sono scese del 25 per cento rispetto allo scorso anno", ha detto Della Rocca, i cui capi sono tutti realizzati in Italia con tessuti locali. "E 'triste perché questo negozio è in attività da ottant'anni."

L'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che è stato colpito dalla crisi del debito crescente nel mese di novembre, amava affermare che con i ristoranti ancora pieni e gli italiani che continuano ad acquistare gadget elettronici c'erano prove poco concrete della crisi economica in Italia.
Ma la proliferazione dei banchi di pegno, con un fatturato annuo stimato di 7 miliardi di euro, è un segno molto visibile che per milioni di italiani la vita è cambiata in peggio.
La terza economia della zona euro è in recessione da un anno e la crescita è diminuita del 2,5 per cento nel secondo trimestre.
Ci sono circa 28.000 punti vendita "cash for gold" in Italia, secondo Gianni Mancuso, uno dei sei parlamentari di centro-destra che il mese scorso han presentato una richiesta in Parlamento richiedendo al governo di regolamentare il settore.
Diversi recenti sparatorie a Roma hanno coinvolto i proprietari di punti vendita "compro oro". Il Parlamento ha preso coscienza che il settore è stato preso in mano da gruppi mafiosi.
"Sono tutti criminali, non dovrebbero esistere", ha detto Valeria Arcidiacono, 46enne, madre single il cui figlio adolescente ha preso e venduto il suo oro e gli orecchini di perle al banco dei pegni locale.
"Sono stati valutati 1.000 euro e gli hanno dato 42 euro, senza alcuna ricevuta o altro", ha detto.

Ranieri Razzante, responsabile dell'associazione italiana anti-riciclaggio di denaro AIRA, ha detto che le banche di pegno hanno "virtualmente assunto il ruolo di banche" come forma di finanziamento per le famiglie italiane, visto che gli istituti di credito sono sempre più riluttanti ad offrire credito a causa della crisi.
I prestiti bancari alle famiglie sono diminuiti ad un tasso annuo del 0,6 per cento nel mese di giugno, nonostante l'inflazione sia superiore al 3 per cento.
Circa l' 8,5 per cento degli italiani ha venduto oggetti in un banco dei pegni nel 2011, secondo un sondaggio Eurispes.
Alcuni operatori sono attivi solo da un paio di settimane prima di vendere le loro licenze, il che rende difficile contrastare le attività di riciclaggio di denaro e di ricettazione.
"E' ben noto che la criminalità organizzata tende ad assumere un ruolo guida in nuovi settori ad alta crescita", ha detto Razzante.

Mentre i banchi di pegno in Nord Europa comprano e vendono una vasta gamma di oggetti usati, l'enfasi in Italia è sull'oro e riflette una tradizione profondamente radicata nell'Europa meridionale in cui l'oro è il dono favorito, a partire dal battesimo.
"Da quando ero un bambino, mi ricordo che l'oro si dava in dono in varie occasioni e la gente diceva: 'Mettilo da parte'", ha detto Ivana Ciabatti, che rappresenta orafi e specialisti in argento in Confindustria.
"Eravamo abituati a ridere di questo, ma si è rivelato proprio così. Molte famiglie sopravvivono grazie a questo oro."
Incontrare i suoi clienti offre a Giorgia Standoli una visione dall'interno del disagio causato dalla crisi economica. Ha lavorato per quattro mesi in un banco dei pegni di via Cesare Baronio, una strada tranquilla nel quartiere Appio Latino a sud di Roma.
"Sono per lo più donne, vecchie signore che vendono tutto ciò che hanno perchè devono essere in grado di fare la spesa", ha detto. "Penso che il caso più triste che mi sia capitato di vedere è quello di una donna di meno di 50 anni, con tre bambini, che aveva perso il marito. Entrò a vendere la fede nuziale per cercare di far quadrare il bilancio."
Mentre gli usurai sono fiorenti, non è mai stato così difficile per i negozi tradizionali andare avanti, in particolare quelli di piccole dimensioni che chiudono ad un ritmo allarmante. La spesa dei consumatori diminuirà nel 2012 più che in ogni altro momento dalla seconda guerra mondiale, secondo la confederazione nazionale dei proprietari di negozi della Confcommercio.
A Roma i piccoli negozi e le boutique sono stati particolarmente colpiti. Più di 1.500 hanno chiuso finora quest'anno, tra cui alcuni nomi illustri, dice l'associazione nazionale dei piccoli negozi al dettaglio della Confesercenti.
Lina Rocchi, boutique di moda per signora, situata in una posizione privilegiata vicino al parlamento, ha annunciato la chiusura il mese scorso dopo 80 anni di attività.
"C'è un senso di disperazione tra i nostri membri", ha dichiarato il presidente Valter Giammaria della Confesercenti, il quale prevede che, se l'economia non si riprenderà in qualche modo, altri 5.000 negozi di Roma e del suo entroterra chiuderanno prima della fine dell'anno.
Gli italiani stanno evitando anche gli sconti estivi, con vendite in calo del 25 per cento nel mese di luglio rispetto a un anno fa, secondo l'associazione degli artigiani CNA.
Gli usurai, al contrario, fanno fatica a tenere il passo. Solitamente fondono rapidamente l'oro e lo inviano all'estero, rendendolo uno dei settori di esportazione di più rapida crescita in Italia. Le vendite di oro ufficiali in Svizzera hanno raggiunto il 65 per cento lo scorso anno con 120 tonnellate, in crescita rispetto alle 73 tonnellate nel 2010 e alle 64 tonnellate nel 2009.


Fonte: Reuters

Dott. Fabio Troglia
fabio.troglia@gmail.com
 www.lamiaeconomia.com


--
Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/21/2012 02:43:00 p.



[Lamiaeconomia] Ftse Mib rimbazlo finito ora si va verso..




Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? Scrivimi a : fabio.troglia@gmail.com oppure contattami al 0110437179

Ftse Mib rimbazlo finito ora si va verso..


Il Ftse Mib ha finito il rimbalzo a mio avviso ora andrà a fare il minimo dell'intermedio,che ho identificato in area 14 mila,livello che si raggiungerà in questa settimana penso.
Poi ci sarà una veloce risalità che ammazzerà il parco buoi che saranno convinti che i mercati si riprenderanno invece ...da metà Settembre ci sarà il crollo del listino con la creazione di nuovi minimi in area 10 mila punti.
Quindi nel brevissimo negatività per il Ftse Mib,poi un bel recupero veloce e violento che terminerà verso il il 10 di Settembre.
Come sempre segnatevi questi riferimenti e poi verificate se le analisi Lamiaeconomia sono valide.Per coloro che vorranno seguire la mia operativà reale ricordo che c'è sempre il Portafoglio in tempo reale.

Buon trading samurai




  Dott Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com
 www.lamiaeconomia.com




--
Lamiaeconomia da oggi è anche su youtube!

Guarda il video:



Sostieni l'informazione indipendente

Sostieni l'informazione indipendente

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...