venerdì 10 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Robin Hood: il ritorno



Novità: Portafoglio obbligazionario per cassettisti, rendimento netto 6.2%: come fare per visualizzarlo??? 
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Robin Hood: il ritorno




Sono usciti dai supermercati con i carrelli pieni di pane, pasta, biscotti, olio, latte e sono andati poi a rifornire le mense sociali di alcuni paesini dell'Andalusia, una delle regioni più povere della Spagna e con un tasso di disoccupazione che sfiora il 40%.

I novelli Robin Hood spagnoli, guidati da Juan Manuel Sanchez Gordillo, deputato locale del partito di estrema sinistra Izquierda Unida e sindaco del villaggio di Marinaleda, hanno agito in due supermercati di Ecija e Arcos de la Frontera.

Il blitz ha suscitato scalpore e i grandi partiti politici, a destra come a sinistra, hanno denunciato un comportamento fuorilegge. La catena di supermercati Mercadona, oggetto del blitz, ha sporto denuncia e il ministero degli Interni ha spiccato un mandato di arresto contro i membri del "commando".
Ma questi, per lo più braccianti agricoli della zona, sono tranquillamente rifugiati con le loro tende, ormai da oltre due settimane, in una grande proprietà agricola nel mezzo della campagna andalusa, Las Turquillas, ad est di Siviglia. I braccianti occupano da 16 giorni questo terreno di 1.200 ettari, proprietà del ministero della Difesa, per reclamare una ripartizione più equa delle terre di questa regione del sud della Spagna. "Tutto quello che abbiamo fatto è stato requisire del cibo per portarlo nelle mense sociali", ha spiegato Josè Caballero, responsabile del Sindacato operaio andaluso (SAT), che partecipa all'occupazione.
"Se questo è un reato, che ci arrestino tutti allora, senza problemi, noi siamo qua. Crediamo piuttosto che illegale e disumano sia obbligare la gente a rovistare nei secchi per cercare da mangiare".


Fonte: Il Sole 24 ore

Dott. Fabio Troglia 
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giovedì 9 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Isole Cayman: paradiso perduto???



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Isole Cayman: paradiso perduto???



Una tassa sui redditi dei lavoratori residenti espatriati da altri Paesi mettono a rischio la fama di paradiso fiscale delle Cayman. Tutta colpa dei conti governativi da far quadrare...


La notizia è di quelle che potrebbero provocare una reazione a catena: le britanniche Isole Cayman, note come paradiso fiscale più che come meta di vacanze e dal mare cristallino avrebbe in programma di istituire la sua prima tassa sul reddito. A riportarlo è il quotidiano web Huffington Post, che precisa come l'imposta sarebbe però indirizzata solo agli introiti dei lavoratori espatriati, magari quel sottobosco di fiscalisti d'assalto e promotori finanziari dell'evasione/elusione fiscale impiegati nei famigerati centri bancari offshore che offrono vantaggi fiscali per le operazioni di investimento all'estero. 

Gente che ha contribuito – e molto – al successo del Paese: secondo i dati del governo 91.712 società sono state registrate in loco a partire da marzo 2011. Un totale di 235 banche, tra cui la maggior parte tra le prime 50 banche al mondo, aveva lì una licenza d'esercizio alla fine di giugno, come anche 758 compagnie di assicurazione. Il fatturato delle imprese registrate ammontava a 1.607 miliardi dollari lo scorso settembre, in calo rispetto ai 1725 miliardi dollari di un anno prima.



Vera irriconoscenza da parte delle autorità della capitale balneare di George Town, quindi, ma il premier McKeeva Bush ha dichiarato la sua intenzione di imporre un 10 per cento d'imposta sul reddito per i lavoratori espatriati come parte di uno sforzo per salvare il governo dal buco finanziario. Una tassa che però McKeeva Bush si rifiuta di chiamare così e che sarà un prelievo sui salari imposto dall'1 settembre ai lavoratori espatriati che guadagnano più di 36 mila dollari l'anno.

Anthony Travers, presidente della borsa locale ha descritto questa proposta di piano fiscale come «la più grande minaccia esistenziale per le Isole Cayman in oltre 200 anni». Una vera rivoluzione per questo territorio con 56 mila abitanti e nessuna imposta diretta.

Fonte: Valori.it


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mercoledì 8 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Come riduciamo il debito italiano con i risparmi degli italiani??



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Come riduciamo il debito italiano con i risparmi degli italiani??

Ora l'argomento più gettonato  in politica è quello che noi trattiamo da circa 3 mesi,ovvero come mettere le mani nelle tasche degli italiani.
A mio avviso hanno trovato il veicolo,ovvero il fondo immobiliare di cui vi parlavo,ora vediamo come costringono i cittadini a metterci i loro risparmi dentro...
La Cassa depositi e prestiti non è assolutamente suffciente,devono pescare nei risparmi degli italiani,sicuro al 100%

Ecco le ipotesi..
Pur con la massima prudenza, il governo si avvia a presentare nel mese di settembre un piano per ridurre il debito pubblico italiano, oltre il 123% del Pil e vicino alla soglia dei 2.000 miliardi. Da quando la crisi finanziaria greca si è estesa agli altri Stati periferici della zona euro i rendimenti sui titoli di Stato italiani sono saliti: quelli sui dieci anni hanno superato lo scorso novembre la soglia del 7%, ritenuta da molti insostenibile nel lungo periodo, per ritornare oggi poco sotto il 6%. Per questo da più parti si è chiesto al governo di procedere non solo a misure di contenimento del deficit ma anche a un piano di riduzione strutturale del debito accumulato. Di seguito una sintesi della linea seguita dal governo finora e delle proposte in campo: LE OPERAZIONI IN CANTIERE DEL GOVERNO Il Tesoro prevede di completare entro fine anno la cessione delle sue controllate Sace, Fintecna e Simest alla Cassa depositi e prestiti. Poiché la Cdp è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, l'operazione ridurrà il debito di circa 10 miliardi. Il governo ha anche rafforzato il fondo immobiliare previsto dalla prima manovra correttiva del 2011 che dovrebbe rilevare buona parte degli immobili pubblici, sia dello Stato, sia degli enti territoriali. Un primo censimento individua 350 immobili da conferire al fondo, per un valore stimato pari a 1,5 miliardi di euro, che potrà anche triplicare, sostiene il governo. I DUBBI DEL TESORO SU PIANI PIU' AMBIZIOSI In un'intervista al Corriere della sera del 15 luglio scorso, il ministro dell'Economia Vittorio Grilli ha espresso dubbi sull'efficacia di un piano per la massiccia riduzione del debito pubblico. "Diciamo la verità, non ci sono più gli asset vendibili dello Stato e degli enti pubblici, come vent'anni fa. Vi è un patrimonio immobiliare di difficile valorizzazione, come insegnano le esperienze non felici di Scip1 e Scip2", ha detto Grilli. Il ministro ritiene più realistico mettere a punto operazioni di abbattimento per 15-20 miliardi l'anno, tali da ridurre il rapporto debito/pil del 20% in cinque anni grazie anche all'effetto dell'inflazione. BANKITALIA SPOSA LINEA GRILLI Anche il governatore Ignazio Visco ostenta prudenza e ritiene realistico un piano per "ridurre il debito di un punto percentuale di Pil all'anno". Meno realistico pensare a un "colpo secco", ha detto Visco il 7 luglio al Corriere della Sera. "Sono state avanzate diverse proposte. Anche noi le esaminiamo, ma sembrano molto difficili da attuare. Non si possono approvare progetti validi solo sulla carta", ha detto il governatore. "Consideriamo ad esempio un fondo le cui quote siano acquistate dai cittadini mediante conferimento di titoli pubblici. Con un patrimonio costituito da varie attività, specie locali. Ma per identificarle e valorizzarle, individuarne la disponibilità sul piano giuridico amministrativo, ci vuole tempo, molto tempo. Poi se vogliamo usare la ricchezza privata per far fronte ai titoli pubblici, incentivandone la sottoscrizione, bisogna ricordarsi un particolare. Quando noi diciamo agli italiani, comprate più titoli di Stato, implicitamente li sproniamo a dismettere altre attività. L'equilibrio generale non è chiaro. Dunque, cautela". Visco respinge con nettezza l'ipotesi di ricorrere all'oro della Banca d'Italia: "Non ne parliamo, se l'oro, le riserve della Banca d'Italia fossero trasferite al settore pubblico sarebbe finanziamento dello Stato, si violerebbero i trattati: esse sono il nostro contributo alla stabilità e all'integrità dell'Unione monetaria, in ultima istanza alla stabilità del nostro stesso sistema". IL PIANO AMATO-BASSANINI La fondazione Astrid ha presentato al governo un progetto per ridurre il debito pubblico sotto il 100% del Pil entro il 2020. Elaborato da undici esperti, tra i quali Giuliano Amato e Franco Bassanini, il progetto prevede di ridurre il debito di 178 miliardi circa entro il 2017 attraverso uno spettro di strumenti: vendita di immobili, valorizzazione delle concessioni, cessione di partecipazioni in società quotate (Eni, Enel, Finmeccanica), tassazione dei patrimoni detenuti in Svizzera. Un'altra misura che rientra nel progetto di Astrid è l'introduzione di un vincolo all'acquisto di titoli di Stato per gli enti di previdenza. LA PROPOSTA DEL PDL Il Pdl propone di ridurre il debito pubblico dall'attuale 123% del Pil sotto il 100% attraverso un piano quinquennale, in base al quale lo Stato dovrebbe cedere asset pubblici per 400 miliardi ad un fondo, che paga emettendo obbligazioni con rating massimo perché garantite dai beni stessi. "Il fondo riceverà i beni pubblici, per un valore complessivo di circa 400 miliardi di euro, il 20% del Pil, e per la sua connotazione economico-giuridica potrà emettere obbligazioni ad altissima affidabilità",ha detto il segretario del Pdl, Angelino Alfano, il primo agosto scorso. PER MEDIOBANCA GOVERNO DEVE AGIRE ATTRAVERSO LA CDP In uno studio del 28 febbraio, Mediobanca propone di rendere la Cassa depositi e prestiti il veicolo per ridurre il debito pubblico di circa 200 miliardi. Lo schema, in parte già recepito dal governo, consiste nel cedere attività dello Stato, partecipazioni azionarie o riserve auree, alla Cdp, che è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Con più capitale Cdp potrebbe fare più emissioni con cui finanziare altri acquisti di patrimonio pubblico o operazioni di stimolo all'economia. Lo scenario proposto da Mediobanca ipotizza una riduzione del debito di circa 200 miliardi, circa 12 punti di Pil. IL PIANO DI MF Un progetto per la riduzione del debito arriva anche dal quotidiano economico Mf-Milano finanza. Il piano prevede di conferire tutto il patrimonio fruttifero delle pubbliche amministrazioni in un unico "Fondo patrimoniale degli italiani". Le quote di proprietà del fondo saranno attribuite a istituti previdenziali, fondi di previdenza integrativi, istituti assicurativi, società di gestione del risparmio, istituzioni finanziarie monetarie. 

  Dott Fabio Troglia 
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[Lamiaeconomia] La ragnatela dei mercati



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La ragnatela dei mercati



I mercati possono essere rappresentati come una grande ragnatela . A tesserla sono quelli che vengono definiti i "giganti della finanza": banche, i grandi fondi e le agenzie di rating.
I big non solo muovono da soli e per conto di terzi masse enormi di denaro, ma con i loro report influenzano gli altri.
Secondo le stime di qualche anno fa di Mc Kinsey, i giganti della finanza hanno in gestione nel mondo qualcosa come 25mila miliardi di dollari. 18mila miliardi in fondi comuni, 16mila miliardi in assicurazioni, 5mila miliardi in fondi sovrani. Denari non equamente distribuiti ma concentrati nelle mani di pochi che ne controllano la quota maggiore. Ci sono poi le grandi banche che fanno girare la fetta maggiore dei mercati finanziari: i primi 5 istituti americani detengono per esempio 310mila miliardi di dollari derivati.
L'infografica mostra la ragnatela dei mercati e i maggiori investitori che la tessono:

I padroni del mercato:ecco chi comanda sui listini


Le banche, le cosiddette "too big to fail", non solo hanno attivi totali giganteschi ma svolgono anche attività intrecciate facendo girare somme enormi di denaro. Mckinsey posiziona Barclays e JP Morgan tra i primi 10 più grandi investitori del mondo. Contemporaneamente le stesse banche gestiscono i soldi propri, investendoli sul mercato. Inoltre, svolgono anche il servizio di broker, intermediando per conto di clienti le compravendite di azioni, bond o derivati. Questo non permette loro di determinare i prezzi direttamente, ma di influire sullo spread.
Infine, svolgono attività di prestito di titoli.

Tra i grandi fondi BlackRock è il maggiore: oltre ad avere in gestione 3.513 miliardi di dollari, il colosso vende a 200 investitori in tutto il mondo il suo software di gestione dei rischi. Indirettamente questo software potrebbe influenzare 9.500 miliardi di dollari.
I grandi fondi e le banche pubblicano studi sugli Stati, report che essendo prodotti dai big della finanza producono effetti tangibili.

Le agenzie di rating, o i signori delle pagelle, non investono e non muovono denaro ma con i loro giudizi influenzano le decisioni di milioni di investitori. Perché avviene: tanti fondi sono vincolati, nei loro investimenti, dai rating. Annachiara Marcandilli, managing director di Cambridge Associates, racconta:"Molti fondi hanno nei documenti costitutivi l'imperativo di tenere titoli valutati Tripla A. Quando Standard & Poor's ha declassato gli Stati Uniti, tanti hanno dovuto adeguare gli statuti per non essere costretti a vendere T-Bond".
Tutti questi soggetti sono in gran parte intrecciati da legami azionari l'uno all'altro.

Fonte: Il Sole 24 Ore


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martedì 7 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Commenti anonimi: al bando!


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Commenti anonimi: al bando!


Cari samurai,

Vi informo che a partire dalla giornata odierna i commenti agli articoli potranno essere pubblicati solo se si è utenti registrati al blog. 
Questo per evitare di ricevere commenti anonimi, in quanto riteniamo più corretto che ogni punto di vista espresso venga corredato dalla firma del diretto interessato e per evitare inoltre commenti poco costruttivi per il blog.

Buona giornata di trading on-line!


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Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/07/2012 10:31:00 m.


[Lamiaeconomia] I paradisi fiscali dei potenti



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I paradisi fiscali dei potenti

Apple possiede più di 81 miliardi di dollari nei suoi conti fuori degli Stati Uniti, Microsoft 54 miliardi, Google 43 e Cisco 42, e non sanno più cosa fare con questi bottini di guerra.


Queste aziende cercano di convincere le autorità di Washington ad accettare il rimpatrio dei fondi senza dover pagare un'imposta troppo pesante - questo è nell'interesse del paese, sostengono, per investire e creare nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti.
Le società high-tech, che hanno margini molto elevati, non sono le sole in questa situazione: alcuni stimano che siano più di 1.000 i miliardi parcheggiati all'estero.
Il fenomeno è particolarmente frequente nei gruppi ricchi in attività immateriali. "Qualsiasi società che ha della proprietà intellettuale, siano essi software o brevetti per farmaci, ha la possibilità di assegnarne la proprietà ad una controllata estera con sede in un paradiso fiscale", ha detto Robert McIntyre, direttore dell'organizzazione Cittadini per la giustizia fiscale. Nel caso di Apple, "praticamente tutto il denaro che è all'estero non è mai stato tassato da nessuno", dice il signor McIntyre.

L'agenzia di rating Moody's ha stimato nel mese di luglio che 22 aziende americane nel settore della tecnologia hanno mantenuto il 70% del loro denaro all'estero, alla fine di marzo, e il totale potrebbe salire da 289 a 400 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Moody's rileva che le imprese sono riluttanti a rimpatriare tali fondi, che potrebbero essere tassati del 35% arrivando negli Stati Uniti.
Dallo scorso anno, il gigante del software Microsoft e il produttore di apparecchiature di telecomunicazioni Cisco, così come Pfizer, hanno lanciato una campagna sostenendo che l'esenzione potrebbe creare 2,9 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti Stati, ma questo gruppo ha sospeso i suoi sforzi con l'intensificarsi della campagna presidenziale, dicendo che intende riprenderli dopo novembre.


"Il sistema fiscale attuale scoraggia fortemente le società statunitensi, che altrimenti potrebbero rimpatriare una parte sostanziale del loro denaro", ha sostenuto qualche mese fa il direttore finanziario di Apple Peter Oppenheimer.
Ma l'amministrazione Obama ritiene che il primo sconto, concesso nel 2004, non aveva avuto l'effetto desiderato, e rimane pertanto ostile a riguardo. Il candidato presidenziale repubblicano Mitt Romney propone un nuovo sistema "territoriale", in cui gli utili sarebbero tassati nelle giurisdizioni in cui sono realizzati, sostenendo che l'attuale sistema "incoraggia le multinazionali americane a mantenere i loro profitti a tempo indeterminato all'estero".
Ma per Seth Hanlon del Center for American Progress, il piano potrebbe "rafforzare gli incentivi a trasferire posti di lavoro e investimenti." Per il fiscalista Christopher Bergin, il problema sta nel fatto che "il sistema delle imposte sulle società non funziona." Secondo lui, è così pieno di garbugli che "le grandi imprese possono impiegare eserciti di avvocati ed esperti per ridurre le tasse". "Apple non sta facendo nulla di male approfittando delle regole così come sono scritte" ha detto, "ciò che è ingiusto è il codice fiscale."

Fonte: Le Monde


Dott. Fabio Troglia 




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lunedì 6 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Troglia indicator dice short per i mercati



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Troglia indicator dice short per i mercati


Per sapere come sfruttare dal punto di vista economico questo movimento,puoi seguire Il Portafoglio in tempo reale
  
Dott Fabio Troglia
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