martedì 4 settembre 2012

[Lamiaeconomia] Forte rimbalzo long in arrivo



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Forte rimbalzo long in arrivo


Per motivi professionali,non riesco a dare altri dettagli sulle modalità,mentre trovate tutto sempre perfettamente aggiornato sul Portafoglio in tempo reale.

Buon trading online samurai!!


 Dott Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com
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[Lamiaeconomia] I quattro rischi per l'economia mondiale


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I quattro rischi per l'economia mondiale


Cari samurai,
oggi vi presento la visione del guru di PIMCO in merito ai rischi che, secondo lui, correrebbe l'economia mondiale. 
Non sono pienamente d'accordo con lui, ma... è giusto prendere in considerazione anche altri punti di vista!
Buona lettura!



In un'intervista a Bloomberg, il guru di PIMCO Mohamed El-Erian esplica i 4 grandi rischi che corre l'economia mondiale. Eccoli elencati:

Fiscal Cliff o "Precipizio Fiscale"
Questo termine, usato per la prima volta dal presidente della Fed Ben Bernanke, indica quelle difficoltà che gli USA dovranno affrontare verso la fine del 2012, periodo in cui scadranno gli incentivi fiscali introdotti dal presidente Bush. Questo evento costringerà il Governo a trovare un tetto sul debito pubblico e ciò avrà ovviamente delle ripercussioni in merito a tagli automatici della spesa pubblica e all'aumento delle tasse. Il principale pericolo è l'inizio di una nuova crisi in Usa con dei rallentamenti dell'economia nei primi mesi del 2013 e, nel peggiore dei casi, l'inizio di una nuova recessione.
Crisi Europea
Una crisi senza fine e senza vie d'uscita. In un'Europa governata dall'austerity non sembra esserci via di scampo per la classe media, costretta a subire le continue riduzioni del potere d'acquisto e l'aumento delle tasse con gravi ripercussioni sull'economia e sui tempi di una ripresa che sembra essere tutto meno che vicina.
Rischi geopolitici
Lo scenario geopolitico continua a peggiorare con le continue tensioni in medio-oriente, specie per la situazione Siriana e le paure dell'occidente nei confronti del Governo di Teheran.
Cina
Il paese sta rallentando e le fragili fondamenta economiche di Pechino dovranno sopportare uno stop dell'economia molto forte. La Cina è stata da sempre una "Selling Machine", ovvero una potenza economica basata sull'export. Il problema sorge nel momento un cui i compratori (Europa e Usa) non hanno più potere d'acquisto, il che costringe la Cina ad avere scorte di magazzino sempre più ingenti. L'altro problema è l'economia interna, priva di classe media e, di conseguenza, priva di una classe di consumatori degna di una potenza economica. 

Fonte: International Business Times

Dott Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
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Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 9/04/2012 09:00:00 m.



lunedì 3 settembre 2012

[Lamiaeconomia] Debito italiano: è di nuovo di moda?


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Debito italiano: è di nuovo di moda?



Alcuni segnali potrebbero indicare un ritorno di interesse da parte degli investitori internazionali sul debito pubblico italiano, attratti dai rendimenti positivi, al contrario di molti altri bond sovrani europei, e da un premio di rischio sull'Italia ingeneroso.

Il debito sovrano italiano sembra essere tornato oggetto di attenzione da parte degli investitori esteri, dopo mesi di forsennate vendite e nessun acquisto.
Una prima avvisaglia del possibile cambio di direzione si era avuta nell'asta dei Btp triennali di metà luglio, quando si era registrata una inusuale domanda estera elevata. Ben il 54% dei 3,5 miliardi in collocamento, nonostante il declassamento di Moody's del giorno precedente, era finito in portafogli oltreconfine. La spiegazione era in gran parte tecnica: la BCE aveva appena azzerato il tasso sulla liquidità parcheggiata dalle banche a Francoforte e i gestori delle tesorerie bancarie avevano puntato una piccola parte di liquidità anche sull'Italia (neanche 2 miliardi sugli oltre 480 ritirati dai forzieri della BCE subito dopo l'azzeramento deltasso), attratti dall'alto rendimento.
Un nuovo segnale, tuttavia, è giunto negli ultimi giorni da alcuni investitori istituzionali nordeuropei, in particolare danesi: alcuni fondi pensionistici e assicurativi hanno modificato le loro politiche d'investimento, tornando a guardare con interesse anche il debito nostrano. Si tratta di piccole cifre, poche centinaia di milioni di euro, per lo più investiti in titoli a breve termine. Ma indicative del fatto che forse il periodo di quarantena dell'Italia sui mercati internazionali sta per giungere al termine.
Le motivazioni del ritorno di interesse sono molteplici.
Influisce, innanzitutto, l'attesa per gli interventi annunciati dalla Bce al fine di calmierare i rendimenti dei debiti dei Paesi euro con spread troppo elevato: circostanza che mette relativamente al riparo da oscillazioni troppo forti dei corsi, soprattutto sulle scadenze a breve. Anche il raffreddamento degli spread delle ultime settimane (in un mese sceso di oltre 100 punti), connesso alle intenzioni della Bce, aiuta a valutare più serenamente l'effettivo rischio-Paese dell'Italia, al di là delle quotazioni emotive di luglio.
Non è secondario il fatto che il costo del mancato acquisto di bond italiani si sta rivelando sempre più pesante per gli investitori istituzionali: rinunciare ai rendimenti offerti dal Tesoro è sempre più difficile in termini di performance da garantire agli investitori. Questo anche perchè ormai in tutta l'Europa del Nord i rendimenti sono negativi in termini reali sulle scadenze anche decennali; addirittura sulla parte a breve della curva i rendimenti sono negativi anche in termini di tassi assoluti. Insomma, comprare debito italiano è diventata quasi una necessità per investitori che vogliano conseguire un pur minimo guadagno.
Se a tutto questo si aggiunge che nessuno crede che l'euro possa scomparire nell'arco di pochi mesi, ecco che è prevedibile un ritorno degli investitori esteri in dimensioni più marcate sulle scadenze a dodici, massimo diciotto mesi entro fine anno.
Il ritorno di interesse dall'estero è una notizia positiva perchè comporta un'automatica propensione dello spread a ridursi, ma non deve illudere: non si tratta di un vero e proprio ritorno di fiducia, ma di diversificazione di quote minime di portafoglio alla ricerca di rendimenti che ormai più nessun Paese considerato sicuro offre. Finchè il contesto europeo rimarrà in una situazione di stallo non si potranno registrare flussi esteri rilevanti in acquisto, specie per le scadenze oltre i ventiquattro mesi.
Una riflessione finale: siamo così sicuri che far detenere a investitori esteri una parte consistente del debito pubblico italiano sia conveniente? In fin dei conti, se i mercati finanziari sono tranquilli, una quota rilevante del gettito fiscale finisce oltre frontiera sotto forma di cedole (alcune decine di miliardi l'anno). Se il tempo volge al brutto, gli stranieri subito vendono in massa, in modo da deprimere le quotazioni e far innalzare stabilmente lo spread (costringendo il Tesoro a sopportare più oneri per interessi nelle emissioni successive). Come possiamo verificare da un anno a questa parte. L'obiettivo di ridurre la quota in mani estere, oggi a circa il 30% dei titoli quotati, è perseguibile solo abbattendo in misura significativa il debito in poco tempo.

Fonte: Economy 2050


Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
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Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 9/03/2012 02:58:00 p.



domenica 2 settembre 2012

[Lamiaeconomia] Crisi: idee per una decrescita felice!


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Crisi: idee per una decrescita felice!



Non tutti i mali vengono per nuocere. E c'è chi approfitta della crisi economica per sperimentare un nuovo stile di vita, quello della «decrescita felice».
La protagonista di questa storia al contrario si chiama Stefania Rossini, 37 anni, bresciana, di professione mamma di tre bimbi, moglie e casalinga tuttofare. Che, grazie a un blog e un libro - Vivere in 5 con 5 euro al giorno – nel web è ormai diventata il punto di riferimento di chi cerca di risparmiare e vivere felice. «Non è difficile da capire», dice lei, mentre si dà il turno in cucina con il marito, «siamo abituati a pensare che ci sia un solo modo di vivere, invece abbiamo la possibilità di scegliere».
Tutto è partito due anni fa. Stefania, vegetariana da vent'anni, lavorava come salumiera in un negozio di Pontevico, nel bresciano. «Affettavo cadaveri», racconta ridendo. «Ma il luogo di lavoro era vicino casa e mi sembrava un ottimo compromesso per tirare avanti». Tutto cambia, però, quando il papà di Stefania, che dava una mano alla famiglia con i tre bambini, «muore improvvisamente d'infarto a sessant'anni». A quel punto, nonostante una famiglia da mandare avanti e un mutuo da pagare per i successivi trent'anni, Stefania sceglie comunque di licenziarsi. Perché? «La baby sitter dopo l'asilo mi sarebbe costata troppo», racconta, «più del mio stesso stipendio, che però fino a quel momento era servito a pagare le rate del mutuo». Non c'era nulla da fare: bisognava tirare avanti solo con lo stipendio da operaio del marito. E reinventarsi, così, uno stile di vita. 
«Mi è capitato tra le mani il computer», continua, «e così ho cominciato a cercare ricette per risparmiare, per fare i saponi a casa, i trucchi per le conserve del cibo e così via». Stefania comincia così a sperimentare quella che lei chiama la «decrescita felice». Accanto a casa, un orto e un frutteto le danno la materia prima. Niente di nuovo, dice lei: «Era quello che facevano i nostri nonni, con la differenza che loro erano poveri davvero». In poco tempo Stefania diventa famosa tra amici e parenti per le sue creme viso idratanti e i detersivi fatti in casa. Le email cominciano ad accumularsi nella sua casella di posta elettronica. E rispondere a tutti diventa faticoso. Da qui nasce l'idea del blog. E dal nome scelto, si capisce già molto: "Natural-mente-stefy". 
«Non sono una grande esperta di computer», dice, «ma mi sono lanciata in questa avventura». E in poco tempo i consigli di risparmio di Stefania, dalle bamboline fatte all'uncinetto ai camioncini costruiti con i flaconi dei detersivi, raggiungono quota 400 mila contatti. «In questo modo dirottavo sul mio blog le persone che mi chiedevano come si faceva qualcosa e in tanti si appassionavano al mio stile di vita». Un successone che si può spiegare, secondo Stefania, «sia con la necessità di risparmiare dovuta alla crisi, sia con una crescente attenzione all'ambiente e agli sprechi». 
Dal blog al libro, il passo è breve. La piccola casa editrice "Edizioni Età dell'Acquario" contatta Stefania e le propone di scrivere un libro. «È stato un sogno che si è realizzato, avevo già tutto in mente e l'ho scritto in pochissimo tempo», racconta. Il titolo, Vivere in 5 con 5 euro al giorno, ammette Stefania, «è un po' una forzatura, ma ho accettato questo compromesso». E il libro sta andando a ruba, tanto che in due settimane è arrivato già alla seconda ristampa. Anche se, ammette, «è fatto con la carta tradizionale, e questo è un altro dei compromessi che ho dovuto accettare. Ma a ottobre arriverà anche l'ebook  e il risparmio sarà assicurato». Il testo - da cui « guadagno solo pochi centesimi a copia» - è un manuale «che insegna a risparmiare con semplicità e dà le ricette pratiche per farlo». Un esempio? Le creme idratanti per il viso: basta mettere insieme olio vegetale, cera d'api e una delle erbe che offre il giardino, come la calendula o il rosmarino. Costo: «Qualche centesimo». Tempo di lavorazione: «Cinque minuti». Lo stesso vale per i detersivi. 
«Mi rendo conto», dice Stefania, «che chi lavora tutto il giorno alla sera arriva stanco e non riesce a fare tutto quello che faccio io». La sua giornata non è mai uguale a quella precedente. «Se il tempo è bello sto nell'orto, se piove no. Ho un'agenda su cui scrivo le cose da fare durante la settimana e pretendo molto da me stessa, ma faccio tutto in grande libertà». Per alcune cose, assicura, bastano però solo pochi minuti e tutti si possono cimentare. «I detersivi», ad esempio, «si fanno una volta all'anno: basta dedicargli un sabato pomeriggio». In questo modo, «compro un flacone al supermercato solo d'estate, perché quelli che faccio io non sono così efficaci sugli aloni come quelli chimici». Stessa cosa per la spesa alimentare. «L'orto cambia di giorno in giorno», racconta, «mangiamo quello che ci offre e al supermarket vado solo di rado».
E il resto? I quaderni dei bambini, i giochi, i vestiti? «Non ci sono quaderni da comprare», risponde. «In due anni per i miei figli avrò comprato due quaderni». Per il resto esiste il baratto: «C'è, ad esempio, la community online "Zero relatovo": io do le cose che non mi servono o che autoproduco e loro mi danno quelle che servono a me. Ad esempio, c'è una cartoleria di Lecce alla quale io do io miei lavori all'uncinetto. In questo modo recupero quasi tutto il materiale scolastico necessario per i bambini». Che, come tutti gli altri coetanei, «hanno gli zaini e i quaderni dei gormiti, la tv, la playstation e tutti gli altri giochi». Semplicemente, cambia il modo di comprarli. Niente privaizoni, insomma. E per le bollette? «Producendo tutto in casa i consumi non sono bassi e spesso con questi costi finiamo fuori budget, ma siamo attenti a non sprecare».
I cinque euro al giorno in cinque, come recita il titolo del libro, «non sono una bugia». Forse, solo una forzatura: «Posso spendere cinquanta euro in un giorno e poi niente per una settimana», dice Stefania. Anche se questo titolo le è costato parecchie critiche e attacchi da parte di chi, dice, «non riesce ad andare oltre un numero e crede che sia possibile un solo stile di vita». E le ferie? «Per noi la vacanza dura tutto l'anno, anche se mi alzo alle 6,30 del mattino. Mica sono una di quelle casalinghe che guarda la tv per tutto il giorno! Stiamo bene qui dove abitiamo e non sentiamo l'esigenza di andare in vacanza. Al massimo, andremo a trovare mia suocera in Toscana».


Fonte: Linkiesta
http://www.linkiesta.it/stefania-rossini-cinque-euro

Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
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Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 9/01/2012 09:00:00 m.



venerdì 31 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Caos in arrivo: allontanatevi dall'Italia!


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Caos in arrivo: allontanatevi dall'Italia!


Carissimi,

vi ricordate quando vi parlavo della mia volontà di abbandonare l'Italia non solo per la non crescita del paese, ma per la paura relativa alla sicurezza personale mia e della mia famiglia???

Bene penso che ormai il momento sia vicino ahimé e credetemi, lo dico con tristezza per i molti amici che ho in Italia, ma la situazione è grave.



Come riportato in questo articolo su Alessandria, ormai alla paralisi, tale situazione esploderà anche in altre zone e, visto il debito del Piemonte, questo potrebbe diventare uno dei focolai più accesi.
Il punto è semplice: la gente si disinteressa finchè non viene toccata direttamente nei suoi interessi, non è lungimirante tanto da capire che gli interessi del vicino di oggi saranno i nostri domani.
Quindi immaginate che nella vostra città nulla funzioni più: mezzi pubblici, raccolta dei rifiuti, scuole, ecc... non è fantascienza, ma quello che oggi sta succedendo nella provincia di Alessandria.
Allora qui la situazione cambia perchè quando subentra la disperazione anche i buoni diventano cattivi e se poi verrranno manipolati come in tutte le rivolte allora la sitauzione sarà di caos e di violenza nelle strade.
Qui nasce la mia tristezza nell'aver seguito sin dall'inizio, e ahimè capito sin dal principio, l'epilogo. Vedere che per dei pezzi di carta chiamati denaro verranno ferite e uccise delle vite umane.
Nel mio piccolo ho cercato di informare con largo anticipo e ancora oggi sono qui che scrivo.
Dal punto di vista pratico ho messo in sicurezza la mia famiglia e vi suggerisco, se effettivamente la situazione peggiorerà e ne avrete la possibilità, di allontanarvi dal paese anche solo per un periodo, perchè è da qui alla fine dell'anno che penso ci sarà il culmine di questa situazione, anche se spero ardentemente di sbagliarmi!

Dott. Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
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Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/31/2012 11:47:00 m.


[Lamiaeconomia] Inghilterra: arriva la patrimoniale sui più ricchi???



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Inghilterra: arriva la patrimoniale 
sui più ricchi??




«Se vogliamo restare una società prospera e coesa, le persone con una considerevole ricchezza devono fare uno sforzo per dare un contributo ulteriore» ha detto al Guardian Nick Clegg, vice del premier David Cameron. 
Nick Clegg ha dichiarato che le persone più ricche d'Inghilterra dovranno pagare una tassa di emergenza: solo così sarà possibile evitare un disgregamento della coesione sociale dovuto alla "guerra economica" che il paese sta combattendo per via di una recessione più lunga di quanto ci si potesse immaginare.

Nella prima intervista rilasciata da un alto funzionario del governo per segnare la nuova stagione politica, il vice-primo ministro ha detto al Guardian di volersi lanciare in una battaglia per convincere i suoi compagni della coalizione guidata dai Tory della necessità che sulle spalle dei ricchi gravi un maggior sacrificio economico. 
«Se dovremo chiedere alla gente di fare più sacrifici e stringere la cinghia per più tempo» ha detto Clegg, «dobbiamo, di conseguenza, far sì che le persone si accorgano che queste decisioni vengono prese nel modo più onesto e graduale possibile».
«Se da una parte mi sento orgoglioso di alcune delle cose che il governo ha fatto, credo, dall'altra, che maggiore equità sia necessaria nelle prossime fasi di stretta fiscale. Se non lo facciamo, non credo che il processo sarà politicamente o socialmente accettabile e sostenibile»
L'intervento di Clegg – pronunciato al suo ritorno in Inghilterra dopo due settimane di vacanze in Spagna con la famiglia – andando ben oltre l'attuale linea politica del partito sulla tassa per gli immobili di lusso, prevede una «contribuzione per un tempo limitato» dei ricchi. 
[...]

«Quel che la gente considerava una volta come una battaglia economica e una recessione breve e acuta, si sta chiaramente trasformando in un processo di lungo termine di ripresa economica e stretta fiscale. Questo pone grandi domande».
Il vice-primo ministro ha detto che si dovrebbero introdurre nuove tasse,  oltre alla proposta esistente dei Liberal-Democratici per una patrimoniale sulle proprietà di valore superiore ai 2 milioni di sterline. Se i ricchi non fanno di più per aiutare a contrastare il deficit, Clegg teme per la coesione del popolo inglese
«Se vogliamo restare una società prospera e coesa, le persone con una considerevole ricchezza devono fare uno sforzo per dare un contributo ulteriore» ha detto Clegg al Guardian. «C'è forse un altro contributo limitato nel tempo che si può chiedere, in un modo o nell'altro, a persone ricche per far sì che partecipino allo sforzo nazionale oltre la nostra politica su cose come la tassa sulle case di lusso? Quello in cui ci stiamo avviando è in qualche modo una guerra ben più lunga di una breve battaglia economica».
Clegg ha voluto che la nuova tassa vada sulla ricchezza, non sul reddito, perché non c'è un progetto per cambiare della nuova aliquota al 45 per cento. «Le misure assicurano che i patrimoni molto elevati si riflettano nel sistema fiscale in modo che si continui a colpire l'evasione, restando sicuri che la riforma non danneggi sproporzionalmente persone di alto reddito».
Durante la conferenza del partito, a settembre, Clegg mostrerà proposte specifiche per una tassa sulla ricchezza. La sua richiesta per tasse più alte sui ricchi è spia di una strategia molto aggressiva di differenziazione dai Tory. «Questo è il momento» ha detto «in cui possiamo cominciare ad aprire di più le nostre ali».
Ma nelle prossime settimane la coalizione unirà le forze ed entrambi i partiti proveranno a mostrare di avere una strategia per promuovere la crescita economica con annunci su case, infrastrutture, pianificazione e banche. Clegg è caustico sul «sistema bancario inglese, gravemente indebolito» e chiede un nuovo modo di gestire le banche commerciali. 
«Sono giunto alla conclusione che abbiamo bisogno di fare di più per evitare il possibile crollo definitivo del sistema bancario – magari potremmo cominciare a ragionare su cose come tentare di stabilire un sistema di credito bancario con supporto diretto o indiretto dal governo. È irrealistica l'idea che si possano porre rimedio rapidamente alle perdite delle banche così che si possa tornare allo stato precedente».
I Labour hanno bocciato l'intervento di Clegg. Il deputato Chris Leslie, il ministro ombra del Tesoro, ha detto: «Ancora una volta Nick Clegg sta prendendo gli inglesi per degli stupidi. Parla di tasse per i più ricchi, ma nel bilancio di George Osborne ha votato per il taglio delle tasse sui milionari. E ha sostenuto un piano economico fallimentare che ha spinto gli inglesi in una doppia recessione che ha aumentato, quest'anno, l'indebitamento di un quarto». 


Fonte: Linkiesta 
http://www.linkiesta.it/nick-clegg-patrimoniale



Dott. Fabio Troglia 
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Postato da Lamiaeconomia di Fabio Troglia su Lamiaeconomia il 8/31/2012 09:00:00 m.



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giovedì 30 agosto 2012

[Lamiaeconomia] Se io fossi il capo degli speculatori..



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Se io fossi il capo degli speculatori..



Se io fossi il capo degli speculatori,da qui al 10 di Settembre circa,farei:

- Salire fortissimo i mercati.
-Crollare il prezzo del Bund,così l'oracolo dello  spread scenderebbe e tutti sarebbero felici,quelli che credono ancora che lo Spread Btp Bund sia un indicatore.
-Farei dire ai media che è tutto merito di qualche idea o mitica riforma,ovviamente sarebbe un illusione.
-Mentre i buoi entrano alla grande, convinti che sia tempo di ripartenza, i Big finiscono di svuotare i loro portafogli.


Poi il crollo dei mercati da metà Settembre a fine Dicembre,con la creazione per tutti gli indici di nuovi minimi,la formazione di nuovi minimi per l'euro verso tutti i cross.
Durante questa improvvisa crisi potrebbero passare tutte le riforme più impopolari del mondo,senza che il cittadino-schiavo possa dire be'...

Ma questo accadrebbe solo se io fossi a capo della speculazione,loro saranno sicuramente più maligni!!!

  Dott Fabio Troglia 
fabio.troglia@gmail.com 
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